Se l’ordine è rinnovato per iscritto, l’impiegato ha il dovere di darvi esecuzione. Caso particolare è costituito dall'ordine la cui esecuzione sia rivolta contro le istituzioni o che costituisca manifestamente reato. He is one of the world's top experts on Renaissance and the philosopher Giordano Bruno . 51 c.p. Si può licenziare senza preavviso il dipendente che obbedisce a un ordine illecito di un superiore. Oppure iscriviti alla nostra newsletter per rimanere sempre aggiornato. Il nuovo illecito disciplinare, ipotizzabile in futuro, potrebbe consistere dunque in un comportamento scorretto, consistente nell’illecita interferenza, da parte di uno o più magistrati, nell’attività di uno o più componenti del Consiglio superiore della magistratura. Già condannati in primo e secondo grado, tanto il dipendente coinvolto quanto il responsabile del punto vendita presentavano ricorso presso la Suprema Corte che, però, confermava la precedente condanna ed anzi, rinforzava detta decisione sottolineando la responsabilità, sebbene derivata, del lavoratore, specificando la impossibilità a ridefinirne la conseguente pena in considerazione della sua funzione di mero esecutore materiale dell’ordine illecito, portato a termine in forza del solo rapporto di superiorità gerarchica della persona che lo aveva impartito. Appare dunque chiaro che, in ambito penale, l’errore di fatto elimini la responsabilità dell’esecutore dell’ordine, cui non appariva manifestamente illecito. Sai bene che la legge ti obbliga a prestare fedeltà e obbedienza al tuo datore di lavoro: un obbligo sancito dallo stesso Codice civile ed emblema del rapporto di lavoro subordinato. Il dovere di rimostranza nel pubblico impiego. La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, assorbito il secondo. n. 23878/2008). Un elemento interessante sottolineato nella sentenza in argomento riguarda il fatto che, in ossequio alle regole del Codice civile, sarà onere del datore di lavoro dimostrare che il dipendente fosse in grado di rappresentarsi il carattere illegittimo dell’ordine in quanto contrario a direttive generali già impartite o, comunque, agli interessi aziendali. c), CCNL, per non avere l’odierna ricorrente “neppure ipotizzato che un danno di qualunque tipo sia conseguito alle condotte addebitate” (cfr. Search the world's information, including webpages, images, videos and more. g), CCNL 2011, nonché degli artt. “potere di rimostranza” – nella accezione, dunque, della sua “non-doverosità” – del pubblico impiegato è disciplinato dall’art. Nella sentenza impugnata, la Corte territoriale, pur ammettendo la censurabilità della […] L’impiegato non deve comunque eseguire l’ordine del superiore quando l’atto sia vietato dalla legge penale». sent. gli ordini del superiore gerarchico; - rappresenta il limite alla scusabilità dell'errore di diritto penale, in cui sia incorso colui che abbia obbedito all’ordine penalmente illecito, ignaro della sua criminosità. Se è vero che è diritto del dipendente disattendere un ordine illegittimo, è anche vero che, nel caso di disobbedienza, non rischia il licenziamento. 13, comma 1-quater, dà atto della non sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. Sebbene la regola generale sia quella appena descritta, è opportuno sottolineare che alcune caratteristiche e modalità di fruizione di detto diritto – talvolta definito quale vero e proprio dovere in capo al dipendente – variano a seconda delle singole discipline approntate nei diversi Ccnl di riferimento. Resta pertanto valida la condanna riservata al dipendente. ... Ordine del superiore – Natura illecita. 6); che, così interpretando la disposizione contrattuale, i giudici di merito hanno palesemente violato l’art. Sebbene, dunque, possa ben comprendersi lo stato di difficoltà dettato dal potere detenuto dal superiore gerarchico che impartisce l’ordine, la volontà di metterlo in pratica deve necessariamente essere ricondotta in capo al lavoratore che si macchia dell’illiceità così compiuta, non potendosi giustificare la condotta in altro modo. Difatti, l’esecuzione di un ordine impartito dal superiore gerarchico non vale a scriminare la condotta del dipendente ove questi era in grado di rendersi conto della illegittimità dell’ordine, in quanto palese. 17, D.P.R. Recenti indirizzi della Suprema Corte di Cassazione. Se, infatti, la Suprema Corte ritiene illegittimo il licenziamento che penalizzerebbe una singola condotta illecita a fronte di una intera attività non lecita, in una situazione opposta in cui una singola condotta contra legem si inserisce in un contesto di liceità – la valutazione sull’efficacia del licenziamento è stata giudicata in modo diametralmente opposto. L’articolo del Codice penale preso in esame dalla sentenza della Corte è il 515, rubricato: “frode nell’esercizio del commercio”. Ma fin dove si spinge il rispetto delle direttive verticistiche? 54, comma 5, lett. Monica Lambrou, IL SOLE24ORE 19 OTTOBRE 2020 – AZIENDE, LA SFIDA DI ASSENZE NON PIANIFICATE – Avv. “nella parte in cui si prevede che il pubblico ministero sospende l’esecuzione della pena detentiva, anche se costituente residuo di maggiore pena, non superiore a … “diritto/dovere di rimostranza”, in forza del quale il dipendente pubblico ha la facoltà, laddove gli venga impartito un dovere sulla cui liceità egli sviluppi consistenti dubbi, di opporsi alla sua esecuzione, senza subire le conseguenze di quello che, formalmente, potrebbe essere letto come un inadempimento degli obblighi lavorativi. lav., dell’art. In una definizione di tal sorta sembra effettivamente rientrare la condotta di un lavoratore nel senso sinora discusso: eseguire un ordine illecito, per quanto impartito da un superiore, giustifica certamente il venir meno della fiducia che un datore di lavoro onesto ponga nei confronti del proprio dipendente che agisca in tal modo. A seguito di quanto sinora esposto, risulta naturale chiedersi quale atteggiamento debba tenere un datore di lavoro di fronte al dipendente che ponga in essere una condotta illecita su ordine di un proprio superiore. 2119 c.c. E' responsabile anche il lavoratore che lo esegue. Ovviamente, è opportuno tener conto, nel fornire un giudizio sul caso in argomento, della condizione soggettiva in cui si trovi il dipendente qualora il proprio superiore gli richiedesse di mettere in atto una condotta contra legem: se da un lato il lavoratore, in quanto cittadino, si sentirebbe in dovere di rispettare la legge, dall’altro il timore reverenziale scaturente dalla posizione di soggezione in cui si trova rispetto al proprio superiore lo porterebbe ad eseguire gli ordini di questi senza metterne in dubbio la provenienza, forse anche nella – come si vedrà in seguito – erronea convinzione che il rapporto di subordinazione possa proteggerlo da eventuali conseguenze della condotta illecita. Sulla scorta di quanto esposto, dunque, appare lecito chiarire che il lavoratore non debba mai porre in essere un ordine che egli abbia motivo di ritenere illecito, in considerazione dell’attività normalmente svolta sul luogo di lavoro e sulla natura della prestazione stessa. 1362 c.c.ss., per avere la Corte territoriale ritenuto che la mancanza contestata alla lavoratrice potesse essere sussunta nell’ambito della disposizione contrattuale cit., che prevede la comminazione di una sanzione disciplinare conservativa, senza considerare che tale disposizione andrebbe letta congiuntamente a quella di cui all’art. 515 c.p., perché, in concorso […] Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. A tutela della posizione del lavoratore era stato proposto dai legali di questi, all’esame dei giudici della Suprema Corte, la possibilità di far venir meno la responsabilità del dipendente imputando la condotta da questi tenuta allo stato di necessità ex art. Monica Lambrou, Repubblica Milano Focus Studi Legali – Il successo cresce con la soddisfazione delle esigente dei propri clienti – Avv. Con riferimento all’argomento di cui in trattazione, la Suprema Corte di Cassazione penale si è occupata di un caso certamente interessante con la sentenza n. 3394 del 2017. Secondo la Corte di Catanzaro, invero, la dipendente non si era affatto resa inadempiente, avendo, semmai, portato a termine i compiti assegnati in maniera aderente alle direttive in tal senso imposte, senza considerarne l’elemento dell’illiceità. SCRIMINANTI ED ESECUZIONE DI ORDINI L’Ordinamento ha previsto situazioni in presenza delle trova la sua … | Codice Univoco: M5UXCR1 | IBAN: IT 07 G 02008 16202 000102945845 - Swift UNCRITM1590, Supporto legale 100% online per avviare e gestire la tua attività, Questo sito contribuisce alla audience di, Richiedi una consulenza ai nostri professionisti. pendente non possa davvero dirsi liberato da ogni responsabilità laddove ponga in essere una condotta illecita su ordine di un superiore. g), che per le mancanze di particolare gravità prevede il licenziamento; che, con riguardo al primo motivo, è costante l’orientamento di questa Corte nel ritenere che, in materia di licenziamento disciplinare, non rileva né la circostanza che nell’atto risolutivo del rapporto, fermo restando nella sua specificità il fatto contestato, questo venga ricondotto ad una diversa ipotesi disciplinare, non verificandosi in specie una modifica della contestazione ma solo un diverso apprezzamento dello stesso fatto, né che analogamente proceda il giudice di merito, cui è demandato l’apprezzamento del fatto al fine della valutazione della gravità o meno dell’inadempimento (Cass. 54 c.p., causato dal timore di ricevere ritorsioni a seguito del rifiuto di mettere in pratica ordini illeciti dal superiore o, ancora, alla scriminante ex art. You also have the option to opt-out of these cookies. 380-bis c.p.c., ritualmente comunicata alle parti unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio; che parte controricorrente ha depositato memoria. Nelle fattispecie di cui in argomento, l’errore del dipendente che pone in essere, su ordine impartito dal proprio superiore, una condotta illecita, verte sul fatto che egli ritenesse, appunto per errore, che essa fosse in effetti lecita. All’ultimo anno citato risale, tuttavia, anche una ulteriore sentenza che però si pone in senso contrario a quanto appena esposto (nello specifico, cfr. attinente alla modalità di espletamento della prestazione, quello di obbedienza con riferimento alle direttive in tal senso ricevute, ed il dovere di fedeltà, inerente al rapporto di fiducia intercorrente tra datore e lavoratore. Nella sentenza appena citata, infatti, è stata asserita la non sussistenza di un vero e proprio obbligo posto in capo al dipendente di denunciare la comminazione di un ordine che questi ritenga illegittimo provenire da un proprio superiore (“Non sussiste, infatti, un obbligo incondizionato del pubblico dipendente di eseguire le disposizioni, ivi incluse quelle derivanti da atti di organizzazione, impartite dai superiori o dagli organi sovraordinati, posto che il dovere di obbedienza incontra un limite nella ragionevole obiezione circa l’illegittimità dell’ordine ricevuto”). Con la sentenza n. 3394/2017 la III Sez. Il dovere principale del lavoratore subordinato è quello di prestare obbedienza, ossia rispettare le disposizioni impartite dal datore o dai suoi collaboratori per l’esecuzione e la disciplina del lavoro. Responsabile sia nei confronti della legge – nel qual caso risponderà delle conseguenze penali delle sue azioni, per quanto poste su direttiva altrui – sia nei confronti dell’azienda presso cui lavora, ben potendo essere licenziato. Nella sentenza impugnata, la Corte territoriale, pur ammettendo la censurabilità della […] Il caso portato all'attenzione degli Ermellini riguarda un dipendente dell'Agenzia delle Entrate che era stato licenziato senza preavviso per aver egl. In entrambi i casi appena citati la Corte ha riconosciuto la legittimità del licenziamento impugnato, rafforzando il principio in base al quale il dipendente abbia il dovere di sindacare nel merito dell’ordine ricevuto che appaia manifestamente illegittimo, oltre, ovviamente, a quello di disattenderlo. Lavoro - Cassazione Penale: se l’ordine del superiore è illecito la paura della ritorsione non aiuta, si deve disobbedire 21 Marzo 2017 ELSA Con la sentenza in esame la Cassazione conferma la responsabilità del dipendente che non disobbedisce né denuncia l’ordine illecito del superiore, ma anzi lo … Nel senso giuridico del termine, dunque, l’ordine illecito è quello capace di ledere il diritto di altri individui singolarmente o collettivamente individuati. Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. 54, comma 4, lett. Non per questo però il datore è libero di impartire qualsiasi tipo di comando. Vi sono una serie di considerazioni da fare su quanto appena esposto. Nell’elaborare la motivazione di una sentenza in totale opposizione a quanto sinora descritto, invece, la Suprema Corte neppure si è soffermata sul contenuto degli ordini, senza chiarirne la loro natura. Nuccio Ordine (Italian pronunciation: [ˈnuttʃo ˈordine]; born 18 July 1958 in Diamante) is an Italian author and philosopher, professor of literature at the University of Calabria. Licenziato il dipendente che esegue un ordine “illegittimo” del superiore gerarchico. Penale della Corte di Cassazione ha chiaramente affermato che il rifiuto di eseguire un ordine illecito dato da un superiore è un dovere del lavoratore. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience. Alla luce di quanto supra, e al fine di rispondere al quesito posto nel titolo del presente articolo, occorre stabilire che, stando a quanto desumibile dalle recenti decisioni della Suprema Corte, il di Cass. 51 c.p., di cui si è meglio discusso supra. Non solo, la commissione di detto illecito ben potrebbe comportare delle conseguenze anche per il datore stesso. Le differenze appena esposte trovano la propria ratio nella differente natura (privata e pubblica) dei datori di lavoro, tale circostanza è la ragione e giustifica le differenti motivazioni analizzate, infatti, nell’ambito di un rapporto di lavoro in cui il datore di lavoro sia un’azienda privata nessuna delle due parti ha una funzione di Autorità, con tutte le inerenti conseguenze. Più di recente, la Cassazione è intervenuta con due pronunce a spiegare se, in presenza di un ordine illecito del superiore, si deve obbedire o, al contrario, ci si può astenere dal rispettarlo senza per questo violare i doveri di fedeltà e obbedienza. Ne consegue che il dipendente non è affatto obbligato a rispettare gli ordini illegittimi, anzi deve astenersi dal rispettarli, altrimenti ne è personalmente responsabile. Sotto il profilo penalistico, tra le cause di giustificazione che impediscono la punibilità di un reato eseguito sotto determinate condizioni, è ricompresa la previsione secondo la quale “l’esercizio di un diritto o l’adempimento di un dovere imposto da una norma giuridica o da un ordine legittimo della Pubblica Autorità esclude la punibilità. Non è punibile chi esegue l’ordine illegittimo, quando la legge non gli consente alcun sindacato sulla legittimità dell’ordine” (art. Immagina di ricevere un ordine illecito dal tuo capo. La giurisprudenza si è spesso trovata a dare una risposta a tale quesito: dimostrazione questa di quanto spesso avvenga che un superiore si approfitti della propria posizione per violare la legge senza “sporcarsi direttamente le mani”. In generale, detta previsione si traduce nel diritto di qualunque soggetto cui venga impartito un ordine manifestamente illecito, di non darvi esecuzione, senza subirne conseguenze in merito alla responsabilità da inadempimento eventualmente rilevabile da chi l’ordine l’abbia impartito.

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