Vecchierel bianco, infermo,mezzo vestito e scalzo,con gravissimo fascio in su le spalle,per montagna e per valle,per sassi acuti, ed alta rena, e fratte,al vento, alla tempesta, e quando avvampal’ora, e quando poi gela,corre via, corre, anela,varca torrenti e stagni,cade, risorge, e piú e piú s’affretta,senza posa o ristoro,lacero, sanguinoso; infin ch’arrivacolá dove la viae dove il tanto affaticar fu vòlto:abisso orrido, immenso,ov’ei precipitando, il tutto obblia.Vergine luna, taleè la vita mortale. La straordinaria qualità lirica della sua poesia lo ha reso un protagonista centrale nel panorama letterario e culturale europeo e internazionale, con ricadute che vanno molto oltre la sua epoca. Con la vital favillaLa tua diletta immagine si parteDal mio cor finalmente. E contraddir voleva,Dissimulando l’appressar del fato,Al moribondo. Perí. Poi quando intorno è spenta ogni altra face,e tutto l’altro tace,odi il martel picchiare, odi la segadel legnaiuol, che veglianella chiusa bottega alla lucerna,e s’affretta, e s’adopradi fornir l’opra anzi il chiarir dell’alba. > la natura degli idilli è bellissima e meravigliosa. Canto notturno di un pastore errante dell’Asia. Del passegger che il suo cammin ripiglia. Due cose belle ha il mondo:Amore e morte. Che si tratti di storie diffuse oralmente o che siano state incise su pietra ad imperitura memoria, che narrino di eroi, di grandi condottieri o di umili pescatori, i racconti hanno sempre... Il mio amore per l'horror nacque quando avevo sette anni e mi trovai tra le mani una copia de "L'orrore di Dunvich" di H.P. Or poserai per sempre,stanco mio cor. Non nasceUn altrettale amor. Presso alla fin di sua dimora in terra,Giacea Consalvo; disdegnoso un tempoDel suo destino; or già non più, che a mezzoIl quinto lustro, gli pendea sul capoIl sospirato obblio. Personalmente, benché ne apprezzi molto il pensiero filosofico e lo condivida pure in parte, non riesco a liberarmi della mia voglia di vivere e gioire. questii diletti, l’amor, l’opre, gli eventi,onde cotanto ragionammo insieme?questa la sorte dell’umane genti?All’apparir del verotu, misera, cadesti: e con la manola fredda morte ed una tomba ignudamostravi di lontano. Amanti dei libri è una community, una famiglia gestita da appassionati di lettura e scrittura e destinata, appunto, agli amanti dei libri!Entra a farne parte anche tu! Ricerca su Giacomo Leopardi; ... immancabilmente delude le aspettative. Lo pensi anche tu? —Quella loggia colá, vòlta agli estremiraggi del dí; queste dipinte mura,quei figurati armenti, e il sol che nascesu romita campagna, agli ozi mieiporser mille diletti allor che al fiancom’era, parlando, il mio possente erroresempre, ov’io fossi. Alla patria infelice, o buon garzone,Sopravviver ti doglia.Chiaro per lei stato saresti alloraChe del serto fulgea, di ch’ella è spoglia,Nostra colpa e fatal. Leopardi in questa poesia nota che diverse caratteristiche lo accomunano a un uccellino: entrambi sono  soli e sembrano destinati a rimanerlo. Ecco il serenorompe lá da ponente, alla montagna:sgombrasi la campagna,e chiaro nella valle il fiume appare.Ogni cor si rallegra, in ogni latorisorge il romorio,torna il lavoro usato.L’artigiano a mirar l’umido cielo,con l’opra in man, cantando,fassi in su l’uscio; a provavien fuor la femminetta a côr dell’acquadella novella piova;e l’erbaiuol rinnovadi sentiero in sentieroil grido giornaliero.Ecco il sol che ritorna, ecco sorrideper li poggi e le ville. Il pensiero e la poetica di Giacomo Leopardi sono caratterizzati dal pessimismo, l'aspetto filosofico che caratterizza tutto l'evolversi delle idee e degli ideali del poeta e filosofo italiano, assumendo nel tempo connotazioni diverse. Dove sono i tuoi figli? Scritta nel 1828: “A Silvia” è una delle poesie più famose del poeta romantico e introduce il tema del pessimismo cosmico. A me non rideL’aprico margo, e dall’eterea portaIl mattutino albor; me non il cantoDe’ colorati augelli, e non de’ faggiIl murmure saluta: e dove all’ombraDegl’inchinati salici dispiegaCandido rivo il puro seno, al mioLubrico piè le flessuose linfeDisdegnando sottragge,E preme in fuga l’odorate spiagge. E pur mi giovala ricordanza, e il noverar l’etatedel mio dolore. — A te la spemenego — mi disse, — anche la speme; e d’altronon brillin gli occhi tuoi se non di pianto. Viene il vento recando il suon dell’oradalla torre del borgo. Se a feste anco talvolta,se a radunanze io movo, infra me stessodico: — O Nerina, a radunanze, a festetu non ti acconci piú, tu piú non movi. Per questo la poesia del Leopardi non descrive, poesia, sulla felicità provata una poesia che ricercava un contatto fresco e immediato con la natura. Come d’arbor cadendo un picciol pomo,Cui là nel tardo autunnoMaturità senz’altra forza atterra,D’un popol di formiche i dolci alberghi,Cavati in molle glebaCon gran lavoro, e l’opreE le ricchezze che adunate a provaCon lungo affaticar l’assidua genteAvea provvidamente al tempo estivo,Schiaccia, diserta e copreIn un punto; così d’alto piombando,Dall’utero tonanteScagliata al ciel, profondoDi ceneri e di pomici e di sassiNotte e ruina, infusaDi bollenti ruscelli,O pel montano fiancoFuriosa tra l’erbaDi liquefatti massiE di metalli e d’infocata arenaScendendo immensa piena,Le cittadi che il mar là su l’estremoLido aspergea, confuseE infranse e ricoperseIn pochi istanti: onde su quelle or pasceLa capra, e città noveSorgon dall’altra banda, a cui sgabelloSon le sepolte, e le prostrate muraL’arduo monte al suo piè quasi calpesta.Non ha natura al semeDell’uom più stima o curaChe alla formica: e se più rara in quelloChe nell’altra è la strage,Non avvien ciò d’altrondeFuor che l’uom sue prosapie ha men feconde. La natura non deve per forza essere una madre malvagia o indifferente. porgea gli orecchi al suon della tua voce. assai felicese respirar ti liced’alcun dolor; beatase te d’ogni dolor morte risana. amantideilibri.it è una grande community di appassionati lettori. Tra le poesie di Leopardi come non annoverare: A Silvia, L’infinito, A te stesso, A un vincitore nel pallone, All’Italia, Canto notturno di un pastore errante dell’Asia, Consalvo, Il Sabato del villaggio, La ginestra, La quieta dopo la tempesta, La sera del dì di festa, Ultimo canto di Saffo, XVIII – Alla sua donna, Il Passero solitario. E giá nel primo giovanil tumultodi contenti, d’angosce e di desio,morte chiamai piú volte, e lungamentemi sedetti colá su la fontanapensoso di cessar dentro quell’acquela speme e il dolor mio. Ben per mia morteQuesto m’accadde. Né mi diceva il cor che l’etá verdesarei dannato a consumare in questonatio borgo selvaggio, intra una gentezotica, vil, cui nomi strani, e spessoargomento di riso e di trastulloson dottrina e saper; che m’odia e fugge,per invidia non giá, ché non mi tienemaggior di sé, ma perché tale estimach’io mi tenga in cor mio, sebben di fuoria persona giammai non ne fo segno.Qui passo gli anni, abbandonato, occulto,senz’amor, senza vita; ed aspro a forzatra lo stuol de’ malevoli divengo:qui di pietá mi spoglio e di virtudi,e sprezzator degli uomini mi rendo,per la greggia c’ho appresso: e intanto volail caro tempo giovanil, piú caroche la fama e l’allòr, piú che la puraluce del giorno, e lo spirar: ti perdosenza un diletto, inutilmente, in questosoggiorno disumano, intra gli affanni,o dell’arida vita unico fiore. Attraverso l’analisi dei componimenti di Leopardi, Carducci e Pascoli, è Giacomo Leopardi è considerato una delle più importanti figure della letteratura mondiale, vi proponiamo alcune tra le sue poesie più belle. Lovecraft. Non ioCon tal vergogna scenderò sotterra;Ma il disprezzo piuttosto che si serraDi te nel petto mio,Mostrato avrò quanto si possa aperto:Ben ch’io sappia che obblioPreme chi troppo all’età propria increbbe.Di questo mal, che tecoMi fia comune, assai finor mi rido.Libertà vai sognando, e servo a un tempoVuoi di novo il pensiero,Sol per cui risorgemmoDella barbarie in parte, e per cui soloSi cresce in civiltà, che sola in meglioGuida i pubblici fati.Così ti spiacque il veroDell’aspra sorte e del depresso locoChe natura ci diè. Anche pería fra pocola speranza mia dolce: agli anni mieianche negâro i fatila giovanezza. Oh cure, oh spemeDe’ più verd’anni! Non vissi indarno,Poscia che quella bocca alla mia boccaPremer fu dato. Ecco cosa si nasconde dietro i selfie degli adolescenti, Come possiamo vivere l’amore oggi con la paura del contatto fisico, Lontananza e desiderio: il segreto dell’amore al tempo del coronavirus, Freud, come il trauma cambia la nostra percezione del mondo, Perché la zucca è il simbolo di Halloween. Qual fallo mai, qual sì nefando eccessoMacchiommi anzi il natale, onde sì torvoIl ciel mi fosse e di fortuna il volto?In che peccai bambina, allor che ignaraDi misfatto è la vita, onde poi scemoDi giovanezza, e disfiorato, al fusoDell’indomita Parca si volvesseIl ferrigno mio stame? Incaute vociSpande il tuo labbro: i destinati eventiMove arcano consiglio. Oh viva, oh viva:Beatissimi voiMentre nel mondo si favelli o scriva. È uno delle più famose poesie di Leopardi, nonché uno dei primi componimenti. Or dunque addio. https://www.amantideilibri.it/tutte-le-poesie-di-giacomo-leopardi Con le sue parole e le sue poesie ha dato moltissimi spunti di riflessione sul significato dell’esistenza e della condizione umana. Come nell'antichità, la natura suscita delle domande, il punto di differenza tra Leopardi e gli antichi è l'esito di questa riflessione. O greggia mia che posi, oh te beata,che la miseria tua, credo, non sai!Quanta invidia ti porto!Non sol perché d’affannoquasi libera vai;ch’ogni stento, ogni danno,ogni estremo timor subito scordi;ma piú perché giammai tedio non provi.Quando tu siedi all’ombra, sovra l’erbe,tu se’ queta e contenta;e gran parte dell’annosenza noia consumi in quello stato.Ed io pur seggo sovra l’erbe, all’ombra,e un fastidio m’ingombrala mente; ed uno spron quasi mi pungesí che, sedendo, piú che mai son lungeda trovar pace o loco.E pur nulla non bramo,e non ho fino a qui cagion di pianto.Quel che tu goda o quanto,non so giá dir; ma fortunata sei.Ed io godo ancor poco,o greggia mia, né di ciò sol mi lagno.Se tu parlar sapessi, io chiederei:— Dimmi: perché giacendoa bell’agio, ozioso,s’appaga ogni animale;me, s’io giaccio in riposo, il tedio assale? E come il ventoOdo stormir tra queste piante, io quelloInfinito silenzio a questa voceVo comparando: e mi sovvien l’eterno,E le morte stagioni, e la presenteE viva, e il suon di lei. or dov’è il grido, De’ nostri avi famosi, e il grande impero. caduta forsedal mio pensier sei tu? sempre, parlando,ritorno a voi; ché, per andar di tempo,per variar d’affetti e di pensieri,obbliarvi non so. Nego, mi disse, anche la speme; e d’altro. Ricordiamo che la responsabilità dei contenuti è da ritenersi a carico degli autori. Che divenisti allor? Fra cotanto doloreQuanto all’umana età propose il fato,Se vera e quale il mio pensier ti pinge,Alcun t’amasse in terra, a lui pur foraQuesto viver beato:E ben chiaro vegg’io siccome ancoraSeguir loda e virtù qual ne’ prim’anniL’amor tuo mi farebbe. Ecco è fuggitoil dí festivo, ed al festivo il giornovolgar succede, e se ne porta il tempoogni umano accidente. Quanto, deh quantoDal misero Consalvo in sì gran tempoChiamata fosti, e lamentata, e pianta!Come al nome d’Elvira, in cor gelando,Impallidir; come tremar son usoAll’amaro calcar della tua soglia,A quella voce angelica, all’aspettoDi quella fronte, io ch’al morir non tremo!Ma la lena e la vita or vengon menoAgli accenti d’amor. Di gloria il viso e la gioconda voce,Garzon bennato, apprendi,E quanto al femminile ozio sovrastiLa sudata virtude. Tutta la poesia si basa sostanzialmente sul conflitto esistente tra l'uomo e la natura: quest'ultima è vista come una forza oscura che distrugge i progetti e i desideri dell'uomo, e lo fa in modo improvviso e crudele. Giornata della Memoria, Gioele Dix legge Primo Levi, Perché l’Ariston riapre al pubblico per Sanremo e gli altri teatri e cinema no, Il caso TikTok: le norme non servono ai bambini senza genitori educatori, Blackout Challenge su TikTok, perché bisogna controllare i bimbi sui social, Libreriamo tra i top 15 media italiani più ingaggianti sui social, Parte “Books and Pets”, la campagna contro l’abbandono di libri e animali, Il discorso di Draghi al Senato e le citazioni di Cavour e Papa Francesco, Gattoterapia, ecco perché i gatti ci aiutano a stare bene, Festa Nazionale del Gatto, le 10 poesie più belle dedicate ai mici, Come prevenire il cyberbullismo a casa, la guida per i genitori, Selfie mania. Si rallegra ogni core.Sí dolce, sí graditaquand’è, com’or, la vita?Quando con tanto amorel’uomo a’ suoi studi intende?o torna all’opre? e che del fiocoSpirto vital negli egri petti avvivaIl caduco fervor? Intanto io chieggo, Mi getto, e grido, e fremo. Piacquero a te: non io, non già, ch’io speri, Al pensier ti ricorro. Ecco le sue poesie più celebri. Vano dirai quel che disserra e scoteDella virtù nativaLe riposte faville? Il desiderio di raccontare e ascoltare storie è insito nella natura umana. Leopardi si rende conto che la natura mira alla conservazione della specie e per questo può anche sacrificare iI bene del singolo e generare sofferenza. e quinci il mar da lungi, e quindi il monte. Il sistema filosofico e la poetica. Sovente in queste rive,Che, desolate, a brunoVeste il flutto indurato, e par che ondeggi,Seggo la notte; e sulla mesta landaIn purissimo azzurroVeggo dall’alto fiammeggiar le stelle,Cui di lontan fa specchioIl mare, e tutto di scintille in giroPer lo vòto Seren brillar il mondo.E poi che gli occhi a quelle luci appunto,Ch’a lor sembrano un punto,E sono immense, in guisaChe un punto a petto a lor son terra e mareVeracemente; a cuiL’uomo non pur, ma questoGlobo ove l’uomo è nulla,Sconosciuto è del tutto; e quando miroQuegli ancor più senz’alcun fin remotiNodi quasi di stelle,Ch’a noi paion qual nebbia, a cui non l’uomoE non la terra sol, ma tutte in uno,Del numero infinite e della mole,Con l’aureo sole insiem, le nostre stelleO sono ignote, o così paion comeEssi alla terra, un puntoDi luce nebulosa; al pensier mioChe sembri allora, o proleDell’uomo? E non però quel giornoCon certo cor giammai, fra tante ambasce,Quel fiero giorno biasimar sostenni. E viva, e il suon di lei. Le meste roteDa poi che Febo instiga, altro che giocoSon l’opre de’ mortali? Amadeus lascia? Gli errori grammaticali legati a genere e numero da evitare, Perché si dice “martedì grasso”? Pascoli e Leopardi - Natura - Skuola . Voci nell’ombra: un’apologia dell’orrore dal punto di vista dell’emarginato, Prima di Dracula: John William Polidori e il mito del Vampiro, ” Cent´anni di solitudine” – Gabriel García Márquez. Umanaprole cara agli eterni! O natura cortese,son questi i doni tuoi,questi i diletti sonoche tu porgi ai mortali.